2 agosto 2019
Nelle ultime settimane, in Commissione Finanze, stiamo discutendo tre proposte di legge – una di esse è mia e ve ne parlerò più avanti – indirizzate a rivisitare l’attuale assetto dei tributi locali prevedendo, in sostanza, la riunificazione di IMU e TASI in un’unica imposta. Queste ultime rappresentano, infatti, due tasse che, basandosi sulle stesse basi imponibili, impongono dei gravosi doppi adempimenti sia a carico dei contribuenti che dei Comuni.
La ratio condivisa dalle diverse proposte di legge (a prima firma Gusmeroli per la Lega, mia per il PD e Cancelleri per il M5Stelle) è principalmente la semplificazione fiscale in favore dei contribuenti, vale a dire un unico pagamento da eseguirsi mantenendo comunque inalterata l’entrata fiscale per i Comuni.
La sostanziale differenza tra le tre proposte è invece da ricercarsi nel tema dell’autonomia impositiva/tributaria degli Enti locali e nel rapporto tra Stato-Autonomie. Solo nella mia legge, infatti, è prevista l’intera assegnazione del gettito IMU ai Comuni, comprensivo di quello relativo agli immobili D industriali.
Con la prosecuzione dell’iter di discussione della legge, tuttavia, la proposta leghista sta virando dalla riunificazione IMU-TASI all’abolizione della TASI (circa 1 miliardo di euro di entrata) attualmente applicata sugli altri immobili e con effetti che non saranno semplici per i Comuni. Si rischia così, infatti, di sottrarre ai Comuni anche la tassazione sugli altri immobili (non prime case), trasformandola in un semplice trasferimento dello Stato che, nel tempo, potrà essere ridotto senza che i Comuni abbiano voce in capitolo. In sintesi, si tratterebbe quindi di un vero e proprio attacco all’autonomia finanziaria dei Comuni, che finirebbe con l’inficiare le certezze e le capacità di programmazione degli Amministratori locali. Il tutto con la firma della Lega, un partito che ha ormai ridotto in cenere la propria vocazione originaria di difensore dell’autonomia e del mantenimento sul territorio delle dovute risorse.

