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Andata e ritorno

25 marzo 2014

Sono passate solo poche settimane dall’insediamento del nuovo Governo e, nonostante ciò, ci troviamo già a dover fronteggiare l’evidenza di una doppia sfida: da una parte l’impegno di segnare – da subito – il superamento della saldatura tra la crisi economica e crisi democratica; dall’altra la necessità di riuscire a giocarci la partita di un ritorno in campo – in un ruolo rinnovato – del Partito Democratico.

La gravità della situazione ha innanzitutto richiesto un’azione di governo ampia e strutturata che, nello specifico, ha interessato:

  • la decisione di tagliare l’IRPEF per circa 10 milioni di lavoratori italiani che appartengono al ceto medio-basso, impegnandosi – allo stesso tempo – affinché queste risorse si traducano in consumi;
  • l’opzione di ridurre l’IRAP per le imprese, al fine di ridare ossigeno agli investimenti;
  • l’incentrare, fortemente, la ricerca di coperture finanziarie sul taglio della spesa pubblica – necessità questa non solo di ordine finanziario ma anche segnale evidente di un onere che la politica deve assumersi prima di richiedere ulteriori sforzi agli italiani;
  • la scelta di procedere nella giusta direzione di una revisione delle voci di spesa in capo al Ministero della Difesa;
  • una ricontrattualizzazione delle politiche europee, con l’apertura alla flessibilità dei parametri quale condizione primaria per arrivare alla costruzione di un’Europa politica fondata sullo sviluppo, sulla crescita e sull’occupazione.

Il Parlamento, dal canto suo, ha poi impostato il cammino delle riforme istituzionali con l’obiettivo dichiarato di riuscire a spezzare il nesso tra crisi economica e crisi democratica: i primi passi di tale percorso sono perfettamente rappresentati dalla nuova legge elettorale e dal superamento del bicameralismo perfetto.
Questa rinnovata legge elettorale è sicuramente ancora perfettibile. L’averla votata, tuttavia, ha significato dare un segnale preciso circa la reale volontà di procedere concretamente sulla strada delle riforme. Ora, quindi, non ci è permesso mancare l’occasione – offertaci dal passaggio al Senato – di migliorarla ulteriormente e di poter così proseguire nel percorso di riforme senza più ricatti e senza dover rinunciare a principi e valori di cui il PD si è sempre fatto portatore.

In ultimo, una riflessione dal carattere squisitamente politico: qual è attualmente la natura, la funzione e il senso del Partito Democratico in un tempo in cui il suo segretario nazionale è impegnato anche nel delicato compito di Presidente del Consiglio?
In questo scenario totalmente inedito per noi, è nostro dovere aprire una riflessione allo scopo di dare una risposta in merito a quello che sarà, da qui in avanti, il ruolo del PD all’interno del Paese; un percorso di valutazione questo che – non ho dubbi – dovrà necessariamente essere condiviso con tutti i nostri iscritti e con gli elettori del centrosinistra.

Il segretario Renzi è alla guida dell’Italia in un momento particolarmente drammatico e, contemporaneamente, alla vigilia di un passaggio elettorale altrettanto impegnativo: il PD non può quindi permettersi di sbagliare le “sostituzioni” e, come per la partita di governo, dovrà riuscire ad investire sulle figure migliori a sua disposizione facendo allo stesso tempo affidamento su tutte le energie in suo possesso.

Toccherà a loro – e a tutti noi – re-inventare, rinnovandolo, un partito che sappia darsi una visione ed una strategia che siano, negli anni a venire, costruttivestabili ed efficienti.