Il Ministro Zanonato incontra il mondo del lavoro lecchese


Lecco, 4 novembre 2013

Le iniziative sul Territorio

Una sintesi della visita del Ministro Zanonato nella provincia lecchese: dalla “Riva Acciaio Spa” di Annone, all’incontro a Colico con gli imprenditori dell’Altolago per finire con la conferenza in Camera di Commercio a Lecco dove ha risposto alle istanze di Sindacati, Associazioni di Categoria e Ordini Professionali.

 
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L’importanza del confronto

«Ben consapevole di come, anche quest’anno, la crisi abbia colpito ferocemente il settore manifatturiero in tutto il territorio lecchese, ho deciso di invitare l’On. Flavio Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico, ad incontrare – in una conferenza organizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Lecco – i rappresentanti di Sindacati, Associazioni di Categoria ed Ordini Professionali della nostra Provincia. Questo affinché potesse avere una testimonianza diretta di quella che è, attualmente, la locale situazione economico-lavorativa e al fine di metterlo in condizione di rispondere, in prima persona, alle istanze del mondo del lavoro lecchese».

Così l’On. Gian Mario Fragomeli, in veste di parlamentare del territorio, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto ad organizzare la visita del Ministro Zanonato il quale, da parte sua, ha subito dato la propria disponibilità ad incontrare il mondo del lavoro lecchese in quello che, da subito, si annunciava come un confronto dai toni serrati.

La visita istituzionale ha avuto luogo lunedì 4 novembre ed ha avuto inizio ad Annone di Brianza, dove il Ministro ha dapprima incontrato i dipendenti e la direzione della “Riva Acciaio Spa” – azienda la cui chiusura è stata evitata proprio grazie al suo intervento diretto – e successivamente il Sindaco di Annone e i rappresentanti di Uilm e Fiom.

Il Ministro Zanonato ha quindi raggiunto la sede di “ATL Spa” a Colico dove ha potuto incontrare una delegazione di imprenditori dell’Altolago.

La visita si è infine conclusa presso l’”Auditorium – Casa dell’Economia” in Camera di Commercio a Lecco, con la conferenza cui hanno preso parte le Associazioni di Categoria, unitamente ai Sindacati e agli Ordini Professionali.

Il convegno, coordinato dall’On. Fragomeli, è stato aperto dai discorsi introduttivi di Vico Valassi, Presidente della Camera di Commercio di Lecco e di Virginio Brivio, sindaco di Lecco, ed ha visto anche gli interventi dell’On. Veronica Tentori, componente della XIII Commissione Agricoltura e di Andrea Robbiani, Sindaco di Merate.

 
 
 

La “Riva Acciaio Spa”

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Al suo arrivo presso lo stabilimento, il Ministro è stato accolto dall’amministratore unico della società, Cesare Riva e dall’On. Fragomeli, insieme all’onorevole Tentori, al sindaco di Annone, Carlo Colombo ed al neo segretario provinciale del PD, Fausto Crimella.

Il Ministro ha potuto visitare l’impianto a poco più di un mese dalla ripresa dell’attività produttiva, evento questo che ha chiuso una vicenda cominciata con il maxi sequestro preventivo dei beni del gruppo Riva, deciso dalla Procura di Taranto a seguito di un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale a carico dell’ “Ilva Spa”. L’intervento diretto del Ministro Zanonato ha dato modo al gruppo di riprendere l’attività grazie allo sblocco di risorse sequestrate all’azienda e la nomina di un amministratore giudiziario.

A seguire, presso il Municipio di Annone, l’incontro con il Sindaco Colombo e con i  rappresentanti sindacali di Fiom, Rino Misto, e di Uilm, Emilio Castelli. Nel corso del colloquio il Ministro ha voluto anticipare alcuni dettagli riguardo ad una legge che ha definito «di prossima approvazione» e che «farà sì che, quando si verificasse il sequestro di un’attività produttiva per recuperare risorse, il consiglio d’amministrazione resti in carica e l’attività possa continuare, ancorché sotto la sorveglianza di chi deciderà il giudice, onde evitare dinamiche  che  impoveriscano l’impresa». «Finora la norma non prendeva in considerazione il sequestro di beni vivi, come lo sono appunto le aziende» ha proseguito il Ministro «che peraltro hanno linee di credito, clienti, fornitori sui quali l’effetto a catena può essere disastroso». In particolare sulla “Riva Acciaio”, ha poi dichiarato: «L’aspetto positivo è che il gruppo Riva ha mercato, ha prospettive: perciò il problema è circoscritto alle questioni giudiziarie che ci siamo mossi, infatti, per risolvere».

 

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Ai rappresentanti di Uilm e Fiom il Ministro ha poi ribadito: «Solitamente si requisiscono – al fine della confisca – beni statici il cui valore resta più o meno fisso nel tempo; viceversa, l’azienda ha valore se funziona mentre, se non può lavorare, lo perde a danno, in ultima analisi, dello Stato stesso ma, ovviamente, anche dei lavoratori, dei fornitori, dell’indotto e non va esclusa nemmeno la proprietà, nei casi in cui l’eventuale assoluzione finale le restituisse un “cavallo morto”».

«Nel caso specifico» ha continuato Zanonato «la famiglia Riva si sta muovendo anche autonomamente mentre, dal canto nostro, non riteniamo di prendere posizione nei  riguardi della magistratura che vuole recuperare otto milioni di euro, però siamo certi che non debbano essere i lavoratori a rimetterci. Siamo pertanto al lavoro per la soluzione del problema giuridico che sarà la soluzione anche per i problemi dell’azienda».

 
 
 

Gli imprenditori dell’Altolago

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Il Ministro ha proseguito quindi la visita raggiungendo la sede di “ATL Spa” a Colico. Qui, dopo l’introduzione del Sindaco Raffaele Grega – che ha descritto il ricco tessuto imprenditoriale (circa 950 aziende) che operano nella zona puntualizzando anche questioni specifiche riguardo la problematica della raccolta Imu complessiva e di quanto, di questa, resti in realtà sul territorio – il Ministro si è confrontato, in una discussione a tratti animata, con una delegazione di imprenditori dell’Altolago.

Tra le richieste avanzate, un ritocco consistente del cuneo fiscale, la detassazione degli straordinari e degli utili che le aziende decidono di reinvestire, la necessità di bloccare la spesa pubblica e di limitare al massimo il peso della burocrazia. Da ultimo anche la richiesta di lavorare per favorire l’ingresso di nuovi investitori, anche stranieri, nelle aziende italiane.

Il Presidente della Camera di Commercio, Vico Valassi, ha infine chiesto al Ministro di voler tenere attentamente in considerazione quanto ascoltato perché «queste sono le voci di chi sa cosa accade davvero sul territorio».

 

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L’intervento del Ministro è cominciato con una doverosa precisazione: «Io non sono lo Stato: ho trovato questa situazione sei mesi fa. Ora stiamo cercando di trovare delle soluzioni, ma con questa instabilità politica è molto difficile». Quindi, dopo aver fatto riferimento ai vincoli imposti dalla Unione Europea, ha proseguito spiegando gli interventi del Governo al fine di ridurre sia il costo del lavoro che quello dell’energia. «Dal 2008 abbiamo perso il 10% del Pil. L’anno prossimo puntiamo a crescere dell’1%, ma dobbiamo risparmiare di più e continuare a ridurre la spesa pubblica».

Il Ministro ha concluso sottolineando come sia «sbagliato dire che i problemi complessi hanno soluzioni semplici e facili» e che «la soluzione di molti dei problemi di competitività deve essere discussa a livello europeo, e per fare ciò è necessaria la stabilità politica».

 
 
 

L’incontro in Camera di Commercio

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L’ultimo appuntamento della giornata è stato infine la conferenza svoltasi presso l’”Auditorium – Casa dell’Economia” in Camera di Commercio a Lecco: nell’incontro le Associazioni di Categoria, i Sindacati e gli Ordini Professionali hanno portato a conoscenza del Ministro le istanze più urgenti legate alla crisi occupazionale ed economica della provincia di Lecco ed hanno avanzato le loro proposte per il rilancio dell’economia territoriale.

L’On. Fragomeli, coordinatore dell’incontro, ha aperto il confronto esordendo con il ringraziare il Ministro per la sua partecipazione, anche e soprattutto in considerazione dell’impegno di Zanonato, per il giorno seguente, a Bruxelles e soprattutto mentre in Senato era in discussione «la legge più importante per il nostro Paese, vale a dire la Legge di Stabilità 2014».

 

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Ha poi continuato sottolineando come «nella situazione attuale, tutti noi dobbiamo necessariamente lavorare insieme dando ciascuno il proprio contributo per riuscire ad uscire da questa terribile crisi. Ciò è ancora più vero in un territorio come il nostro che ha i piedi abbondantemente dentro la crisi ma che ha invece la testa fuori dalla crisi».

«È compito di noi  tutti, perciò, creare gli strumenti e le sinergie che ci facciano superare questa situazione, e ciò è necessario farlo anche attraverso un confronto sincero e diretto ma senza tuttavia lasciarsi andare a polemiche sterili e personalistiche: il nostro compito è quello di lavorare per invertire la marcia di questo Paese e fare ripartire tutto il sistema Italia».

«L’incontro di oggi» ha precisato l’On. Fragomeli «sarà sede di un confronto sicuramente intenso e rigoroso» e, rivolgendosi al Ministro ha concluso affermando che «i numeri che le saranno presentati saranno certamente complessi e le ricorderanno che, oggi più che mai, c’è la necessità di un confronto aperto, sincero e costruttivo».

 

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La parola è quindi passata a Confindustria, Confcommercio, Confartigianato Imprese, Ance e Api che, con gli interventi tenuti dai relativi presidenti, hanno sostanzialmente chiesto al Ministro misure urgenti in materia di detassazione, riduzione del cuneo fiscale e semplificazione. Precise richieste sono arrivate in materia di fisco, costo del lavoro, semplificazione, costo dell’energia e formazione ribadendo come «per fare impresa in Italia nel 2013 ci vuole grandissimo coraggio» e come siano necessarie «azioni “dirompenti” e una forte riduzione delle tasse al fine di rilanciare i consumi».

Il rischio, hanno poi sottolineato, «è che altri paesi come Germania, Russia, Cina e Paesi Arabi lentamente si comprino le poche grande aziende rimaste: le piccole moriranno mentre le medie delocalizzeranno».

Al primo posto tra le richieste la revisione del fisco che «deve essere la priorità di intervento del Governo. Rilanciare la domanda interna è un obiettivo decisivo per il nostro Paese, ma per farlo bisogna rilanciare i consumi abbassando la tassazione».

Altra questione di fondamentale importanza è quella relativa alla formazione che vede, nel biennio 2011-2012, la provincia di Lecco aver investito quasi un milione di euro in stage di formazione: è necessario che «anche il Governo intervenga per migliorare la collaborazione tra lavoro e scuola introducendo sistematicamente la formazione professionale».

Sempre in primo piano poi anche la questione legata allo snellimento della burocrazia: in Italia, sostengono gli imprenditori, l’apparato burocratico è letteralmente “insostenibile” e «negli ultimi due anni è addirittura aumentato in modo indecente, quando invece semplificare non costerebbe niente».

Un’ulteriore riflessione ha inoltre riguardato il fatto che, mentre nel nostro Paese la situazione diventa sempre più preoccupante, all’estero ci sono economie che crescono: «Quello che per noi è problema, per altri Stati è opportunità di crescita.” Ed è quindi assolutamente necessario «intervenire con politiche attive per non peggiorare una situazione che da sola non si risolverà. La tassazione sulle imprese, ad esempio, non è su reddito prodotto, ma sulla sussistenza: anche se non si ha utili si deve pagare Imu e Irap: ciò non è più sostenibile».

 

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Serrato anche l’intervento del Presidente degli Ordini Professionali che ha sottolineato come la ricerca della stabilità a tutti i costi possa rappresentare anche un impedimento allo sviluppo e che, perciò, da sola non basta – soprattutto in considerazione di quei Paesi che «oggi corrono velocemente sulla via dello sviluppo». Il taglio del cuneo fiscale, per quanto apprezzabile resta comunque «insufficiente a garantire una reale spinta verso lo sviluppo».

Un giudizio positivo è dato invece al potenziamento dell’ACE che favorisce la capitalizzazione delle imprese, «ma anche in questo caso l’aiuto appare francamente modesto e vi sono forti dubbi circa il fatto che l’agevolazione possa trovare concreta applicazione».

La via maestra, viene ribadito, è quella di puntare sui giovani e sulla loro formazione, su ricerca e sviluppo, innovazione ed alta tecnologia, internazionalizzazione  – cosa diversa dalla delocalizzazione – delle imprese. La domanda diretta rivolta al Ministro è «quali sono gli strumenti che il Governo intende attivare per promuovere tutto ciò».

È seguito quindi un intervento unitario in rappresentanze di tutte le sigle sindacali tenuto da Wolfango Pirelli, Segretario CGIL Lecco, con il quale ha chiesto apertamente al Ministro «un intervento chiaro e deciso sul settore siderurgico lecchese» che, con Candy e Rsi ad esempio, «ha già visto pezzi della propria economia, di primissimo livello, scomparire». L’appello è a fermare con ogni mezzo questo processo di deindustrializzazione.

«Se infatti, a Lecco» ha continuato Pirelli «salta una azienda come la Lucchini, saltano anche le aziende dell’indotto e quindi un pezzo rilevante dell’attività industriale del territorio. Non è possibile chiudere l’impianto di Piombino con il rischio concreto che poi chiuda anche quello di Lecco», tanto più che «c’è bisogno di una sana competizione industriale: troppe aziende che hanno debiti falliscono per poi riaprire senza dare un euro ai creditori, creando grossi problemi».

Pirelli ha infine concluso augurandosi che «il Governo si doti finalmente di strumenti per una seria lotta all’evasione fiscale al fine di avere così le risorse per tagliare le tasse su imprese e lavoratori».

La conferenza è proseguita quindi con il discorso del Ministro in risposta agli interventi dei rappresentanti del mondo politico, economico e istituzione del territorio: le sue sono state parole espresse all’insegna della concretezza e con le quali ha voluto «fare chiarezza circa la complessità dei problemi che coinvolgono il Paese e sui reali margini di intervento del Governo».

 

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«Il Paese» ha esordito Zanonato «ha enormi problemi, ma non li ha generati il governo Letta. Siamo in grande crisi; dal 2008 al 2013 abbiamo perso 10 punti di Pil, ma le cause della crisi non sono solo interne, sono internazionali: ci sono paesi che riescono a produrre a poco prezzo per tanti motivi, noi dobbiamo cercare soluzioni a livello europeo, senza rinchiuderci».

«La Politica» ha ammesso «non percepisce la difficoltà del territorio, ma il territorio deve capire come stanno le cose, la complessità della situazione e non fermarsi a semplici frasi fatte. Ci sono alcune questioni risolvibili solo in sede europea e ci sono poche risorse da utilizzare per dare respiro al Paese».

Il Ministro ha voluto poi ricordare l’azione dell’esecutivo guidato da Enrico Letta nel corso dei primi 6 mesi di Governo: investimenti per 10 miliardi; incremento del fondo di garanzia; detassazione su chi investe in macchinari industriali; eco-bonus; incentivi per le ristrutturazioni; finanziamenti per start-up e per progetti innovativi; taglio di 600 milioni del costo dell’energia; diversi progetti che riguardano l’export (mirando a passare da 200 mila a 260 mila aziende che esportano); azioni rivolte a richiamare investimenti in Italia.

«Con la legge di stabilità abbiamo a disposizione 11,6 miliardi di euro da decidere come distribuire, altre risorse non ci sono. Noi abbiamo stabilito di dare  3,5 miliardi alle imprese, 3,5 miliardi al lavoro, 1 miliardo ai comuni e con il resto finanziare investimenti. Miriamo nel 2014 a una crescita del Pil del’1%. Tutto quello che arriverà dalla lotta all’evasione e dalla spending review lo butteremo nel cuneo fiscale e nella detassazione, mirando a dare un effetto propulsivo alla nostra economia».

Il ministro Zanonato ha voluto inoltre specificare che per quanto riguarda la semplificazione burocratica, il potenziamento delle infrastrutture, la banda larga, l’export, la valorizzazione dell’asset turismo e cultura, sono già diverse le iniziative in corso e che, tuttavia, «servono risorse per fare questi investimenti: non possiamo aumentare il debito. Abbiamo ridotto le tasse, tagliato di 3,5 miliardi di euro il costo della macchina dello Stato il cui snellimento ha bisogno di tempi lunghi. Sul tema del Patto di stabilità europeo, sappiamo che va rinegoziato; ma non possiamo farlo da soli, altrimenti si sceglie di uscire dall’Euro».

Il Ministro ha quindi chiuso il proprio intervento sottolineando come «per riuscire ad ottenere risultati è fondamentale avere una stabilità di Governo: la stabilità porta alla riduzione dello spread e a una maggiore credibilità internazionale nonché alla possibilità di seguire senza intoppi le corrette procedure che portano, in tempi relativamente brevi alla traduzione in legge di decreti e regolamenti attuativi».

 

 

 

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